Harmonia: Il tema della XX edizione

Milano e Torino
/ 30 Giugno 2026

Diciamo «armonia» e pensiamo a una quiete raggiunta, all'assenza di conflitti. La parola, però, racconta da sempre qualcosa di più scomodo e più vivo: non il silenzio delle differenze, ma il modo di tenerle insieme. È da questa idea che nasce il titolo della ventesima edizione di MITO SettembreMusica.

Prima di indicare qualcosa di lontanamente riferibile alla musica, harmonía era la parola che indicava i giunti che tengono insieme le tavole di una zattera: il punto esatto in cui due pezzi di legno distinti diventano una cosa sola capace di stare a galla. Da questo senso concreto e materiale, la parola compì un viaggio sorprendente. Furono i Greci a scoprire che gli intervalli che l'orecchio riconosce come consonanti corrispondono a rapporti numerici semplici e quella proporzione nascosta parve loro così perfetta da non poter riguardare soltanto i suoni: doveva governare anche il moto degli astri e l'ordine del mondo. Nacque così l'idea dell'armonia delle sfere, la musica silenziosa del cosmo. La stessa parola che nominava il giunto di una zattera arrivò a descrivere la struttura dell'universo. 

Il percorso del significato di questa parola continuò ad espandersi, mantenendo sempre il concetto di un’idea di bene che dipende strettamente dalla relazione tra parti e non necessariamente dall’uniformità delle stesse. Ma come fare a spiegare un concetto così lucente, ma a suo modo complesso?

Per spiegare le cose del mondo, gli antichi Greci ricorrevano all’uso del racconto, nello specifico, del mito. È forse da questa esigenza che prende forma il mito di Harmonia, figlia di Ares e Afrodite, della guerra e dell’amore: generata dall’incontro degli opposti, non dalla loro pacificazione, questa figura mostra come da ciò che appare inconciliabile possa nascere un equilibrio nuovo. Più di ogni definizione, è lei a custodire il senso del titolo: l’armonia non è l’assenza del conflitto, ma uno dei suoi possibili esiti — il più auspicabile — quando il confronto, anche aspro, riesce a trasformarsi in una possibilità nuova di dialogo

Tornata sulla terra, harmonía si stabilì definitivamente nel mondo della musica, conservandone però il senso più profondo. Il costrutto che genera l'armonia è l'accordo, che altro non è che un insieme di note di altezza diversa fatte vibrare insieme. Se le note cambiano, cambia la struttura e con essa i movimenti successivi che ne determinano l'eventuale risoluzione. Il senso dell'armonia in musica è tutto qui: nel movimento delle note nel tempo, reso possibile proprio da essa.

È un equilibrio che non teme l'attrito poiché il compositore sapiente sa che dissonanza non è un errore, ma una forza motrice, poiché solo la tensione porta alla risoluzione. Senza dissonanza ogni suono sarebbe immobile; senza movimento non ci sarebbe musica. L'armonia, lungi dall'essere l'opposto della tensione, ne è la forma compiuta.

Non sorprende, allora, che il festival si apra proprio nel segno di quel paradosso. Il concerto inaugurale è il War Requiem di Benjamin Britten ( il 6 settembre a Milano e il 7 settembre a Torino), composto in occasione della consacrazione della nuova cattedrale di Coventry, ricostruita accanto alle rovine di quella distrutta dai bombardamenti del 1940. Nella partitura, il testo liturgico latino della messa da requiem si intreccia ai versi di guerra del poeta inglese Wilfred Owen. Britten dispone i suoi interpreti su piani separati, quasi tre mondi: i due solisti maschili e l'orchestra da camera, vicini, che danno voce ai caduti con le parole di Owen; il grande coro con il soprano e l'orchestra, che intona il latino della liturgia; e, lontane, le voci bianche, che sembrano arrivare da un’altra dimensione. Per la prima esecuzione, infine, Britten volle tre solisti di tre nazioni rivali durante la guerra: Inghilterra, Germania e Russia. Potrebbe apparire come un gesto soltanto simbolico, quasi privo di ricadute concrete. Eppure l'umanità moderna, molto più che quella antica, sopravvive nei simboli e negli spazi ideali, trovando conforto, senso e appartenenza.

Lo stesso gesto, in fondo, è la ragione di MITO e da vent'anni il festival è esattamente questo: non chiede a Milano e Torino di assomigliarsi, ma le tiene insieme come in uno stesso spartito, riconoscibili e distinte, ricavando dalla loro distanza una relazione. Da quando le due città scelsero di addivenire ad un'unica grande proposta culturale, il festival ha abitato teatri e auditorium, chiese e spazi inattesi, accompagnando generazioni diverse di ascoltatori. 

Viviamo un tempo che tende a tradurre ogni differenza in opposizione e ogni opposizione in distanza. La musica non risolve nulla di tutto ciò, né pretende di farlo; ma ricorda, ogni volta che un accordo si forma, che voci diverse possono abitare lo stesso istante senza annullarsi. È un'esperienza piccola e concreta, simbolica, ma che restituisce senso e appartenenza.

Harmonia, allora, è un manifesto programmatico più che una proposta di mite ricomposizione di un conflitto. E lo porteremo avanti così, mettendo accanto antico e contemporaneo, grandi orchestre e giovani interpreti, musica sacra e teatro musicale e lasciando che ogni voce conservi il proprio timbro dentro un disegno comune.

Al pubblico chiediamo un solo gesto, simbolico: essere la giuntura dei legni di quelle zattere antiche, ma ormai eterne. Essere loro stessi, oggi più che mai, Harmonia.

Orchestra Rai 3 (c) DocServizi-SergioBertani
Orchestra Rai 3 (c) DocServizi-SergioBertani
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