La prima domanda di Speranza Scappucci

Milano & Torino
/ 8 July 2026

Prima ancora del programma, c'è una domanda: come raccontiamo il nostro tempo, senza perdere le tracce del passato? La risposta è una parola sola: Harmonia.

Il titolo di questa ventesima edizione non è un'etichetta calata dall'alto sul cartellone, ma un punto di partenza. A sceglierlo è stata Speranza Scappucci, alla sua prima programmazione come direttrice artistica di MITO e conviene raccontare da dove derivi questa scelta.

Una parola scelta apposta

«Harmonia è una parola simbolica, diretta e apparentemente naturale per un festival di musica, che racchiude in sé molteplici sfaccettature e richiami profondi.»

Così Scappucci ha spiegato la sua scelta. E ha suggerito una questione che l'ha accompagnata nei mesi di lavoro: come tenere insieme ciò che è diverso senza appiattirlo. È un pensiero che nasce dal mestiere, non dalla retorica. Perché l'armonia, per chi la pratica ogni giorno sul podio, non è quiete: «non è assenza di tensione: è relazione tra voci diverse, è equilibrio costruito attraverso ascolto, attrito, movimento.»

Chi conosce il festival riconoscerà subito quanto quella parola gli calzi addosso. Settembre Musica (nella sua grafia diversa dall’odierna!) nasce a Torino e rinasce come MITO SettembreMusica, nel 2007, grazie all'incontro con la città di Milano. Due città che non si assomigliano, ma hanno scelto di stare insieme. Scappucci ha trovato il nome di quella sintesi e lo ha reso il fil rouge dell'intera edizione.

Chi è la persona che ha scelto quella parola

Romana, classe 1973, Scappucci comincia a studiare musica a quattro anni ed entra al Conservatorio Santa Cecilia, dove consegue due diplomi, in pianoforte e in musica da camera. Prosegue poi la formazione alla Juilliard School di New York, dove consegue due master: uno in pianoforte e uno in collaborative piano, percorso legato alla musica da camera e alla formazione del maestro collaboratore per il repertorio vocale. È da qui che parte tutto: dal 1998, e per una quindicina d’anni, lavora come maestro collaboratore e assistente nei teatri, prima di passare al podio.

Da quel percorso è arrivata lontano. Dal 2025 è Principal Guest Conductor della Royal Opera House di Londra; dal 2017 al 2022 è stata Direttrice Musicale dell'Opéra Royal de Wallonie a Liegi. Dirige opera nei maggiori teatri di riferimento, il Metropolitan di New York, l'Opéra national de Paris, la Staatsoper di Berlino, la Bayerische Staatsoper di Monaco, la Lyric Opera di Chicago e con la stessa disinvoltura tocca il repertorio sinfonico, dalla Los Angeles Philharmonic all'Hollywood Bowl alla Tokyo Metropolitan, dall'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai alla Filarmonica della Scala. La critica, in Italia e all'estero, la indica da tempo tra le bacchette più richieste della sua generazione.

Nel 2022 è stata la prima donna italiana a dirigere un'opera al Teatro alla Scala, I Capuleti e i Montecchi di Bellini. Ma il suo legame con le due città del festival viene da più lontano: già nel 2016 aveva diretto La Cenerentola di Rossini al Teatro Regio di Torino. Milano e Torino, per lei, sono casa.

Dal 2022 al 2024, su Rai 3, ha affiancato Corrado Augias in La gioia della musica: seduta al pianoforte, ha raccontato a un pubblico vastissimo come è fatta davvero una partitura, sul modello delle celebri lezioni televisive di Leonard Bernstein. Chi passa tre stagioni a rendere accessibile la musica d'arte matura un'idea precisa: che pubblici distanti possano incontrarsi sullo stesso terreno. E quell'attitudine ritorna, quasi da sé, in una parola pensata per due città e molti ascoltatori diversi.

Ha inciso per Warner, Opus Arte e Deutsche Grammophon. È Chevalier de l'Ordre des arts et des lettres in Francia e Commendatore dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana, onorificenza conferitale dal Presidente Mattarella nel 2016; nel 2023 ha diretto al Quirinale il concerto del 2 giugno per la Festa della Repubblica. Sono le tappe di un percorso che non si limita a costruire una carriera accumulando titoli, ma racconta una personalità artistica capace di attraversare luoghi, repertori e linguaggi diversi: la stessa ricchezza di prospettive che anima il programma di quest'anno.

 

Dove la parola diventa gesto

Un tema, per non restare un'insegna, deve tradursi in scelte. La più netta porta la firma della direttrice: è l'unico concerto del festival che dirige di persona.

Salirà sul podio per lo Stabat Mater di Rossini, alla guida di un'Orchestra di studenti dei Conservatori di Milano e Torino e del Coro Maghini, affiancati da un cast di interpreti di esperienza internazionale. Due le date: a Milano nella chiesa di San Barnaba in Gratosoglio (16 settembre), a Torino in quella di San Filippo Neri (17 settembre).

Al centro del suo unico (pur doppio!) concerto Scappucci mette i giovani dei due Conservatori e una pagina sacra intensa e teatrale come lo Stabat Mater. È l'attenzione ai giovani interpreti che attraversa tutto il cartellone, portata nel punto più esposto: quello in cui la direttrice artistica non traccia solo una linea, ma dirige. Il resto dell'edizione — dal War Requiem di Britten che la inaugura fino al congedo brahmsiano dei Bamberger Symphoniker — nasce dalla stessa domanda iniziale.

Era giusto e dovuto, per dare un’idea di che festival sarà, ricordare che ogni scelta compiuta per il pubblico di MITO è una scelta umana, che racchiude in sé storie, domande ed esperienze. Quest’anno porta con sé il bagaglio esistenziale della nuova direzione artistica e un messaggio concreto, in una sola parola: Harmonia.

Speranza Scappucci (c) Ian Ehm
Speranza Scappucci (c) Ian Ehm
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