Due giornate con concerti dedicati a Šostakovič nei 50 anni dalla morte
Pagine da camera con Maurizio Baglini e il Quartetto di Venezia
La celebre Luzerner Sinfonieorchestrer diretta da Michael Sanderling esegue la Decima Sinfonia abbinata alla proiezione di un film di William Kentridge
Continua la rassegna ad ora di pranzo dedicata ai concerti per pianoforte
Una due giorni dedicata al perimetro tematico di MITO SettembreMusica “Mitja e gli altri” con protagonista Dimitri Šostakovič e due fra i concerti più attesi del festival 2025: da un lato il pianista Maurizio Baglini e il Quartetto di Venezia in un programma cameristico che intreccia giovinezza e maturità di Dmitrij Šostakovič con il Quintetto op. 57 e i Cinque Preludi op. 2, accostati al Quintetto n. 5 di Mieczysław Weinberg; dall’altro la Luzerner Sinfonieorchester diretta da Michael Sanderling al che eseguirà la Decima Sinfonia di Šostakovič, accompagnata dalla proiezione del film Oh To Believe in Another World di William Kentridge.
Martedì 9 settembre allo Spazio Teatro 89 la scena è per uno degli ensemble italiani più prestigiosi, il Quartetto di Venezia, e per Maurizio Baglini, pianista dal profilo internazionale. Il programma si apre con i Cinque Preludi op. 2 di Šostakovič, scritti da un tredicenne nel 1919-20: brevi pagine che, pur considerate “immature” dallo stesso autore e pubblicate solo nel 1966, rivelano già i tratti distintivi del suo stile – ostinati ritmici, contrappunti raffinati, registri marionettistici – e contengono in nuce temi destinati a riemergere nelle grandi opere della maturità. Segue il Quintetto n. 5 op. 27 di Weinberg, scritto nel 1945, poco dopo il suo arrivo in Unione Sovietica. Amico e allievo di Šostakovič, Weinberg visse la doppia condizione di outsider ed erede, sviluppando un linguaggio intriso di melodie yiddish, lirismo introspettivo e frenesia nevrotica. Nei cinque movimenti del quartetto si alternano canto e tensione, serenità e angoscia, riflesso di un’epoca segnata dalle ferite della guerra.
A chiudere la serata, il Quintetto per pianoforte e archi op. 57 di Šostakovič, composto nel 1940 e subito acclamato come una delle sue creazioni più alte. Eseguito per la prima volta dallo stesso autore con il Quartetto Beethoven, il brano – che gli valse il Premio Stalin – presenta una struttura a specchio in cinque movimenti: dal preludio e fuga bachiani al finale assertivo, passando per uno scherzo tagliente e un intermezzo dal sapore yiddish. Opera di equilibrio perfetto tra virtuosismo pianistico e densità cameristica, rimane uno dei lavori più popolari del repertorio.
Mercoledì 10 settembre al Teatro Dal Verme, arriva la Luzerner Sinfonieorchester – la più antica orchestra sinfonica della Svizzera (1805) – guidata dal direttore principale Michael Sanderling. In programma la Sinfonia n. 10 in mi minore op. 93 di Šostakovič, composta nel 1953 dopo la morte di Stalin ed eseguita per la prima volta a Leningrado sotto la direzione di Mravinskij. Considerata una delle vette del sinfonismo novecentesco, la Decima è un’opera imponente. Il primo movimento (Moderato) unisce semplicità tematica e complessità architettonica; il secondo (Allegro), di furia implacabile, è stato interpretato come ritratto dello stesso Stalin; il terzo (Allegretto) introduce il motto DSCH – le quattro note corrispondenti alle iniziali del compositore – alternandolo a un tema lirico del corno, simbolo di identità e memoria; il finale oppone un’introduzione drammatica a un Allegro di energia quasi triviale, chiudendo in una dimensione enigmatica, sospesa tra ironia e tragedia. A rendere questa proposta di MITO Settembre unica unica sarà la proiezione del film Oh To Believe in Another World (2022) di William Kentridge, artista sudafricano di fama internazionale. L’opera visiva dialoga con la musica, evocando con immagini animate la Russia staliniana e la lotta dell’artista per la libertà creativa.
Il Quartetto di Venezia, attivo dal 1983, è oggi uno degli ensemble cameristici più apprezzati a livello internazionale, erede della tradizione del Quartetto Italiano e della scuola mitteleuropea. Vanta collaborazioni con grandi interpreti, una discografia di oltre 19 titoli e residenze prestigiose come quella alla Fondazione Cini di Venezia.
Maurizio Baglini, pianista visionario e versatile, è ospite delle principali sale del mondo e autore di un’ampia discografia per Decca. Fondatore dell’Amiata Piano Festival, è stato interprete di prime assolute di autori contemporanei e solista alla Scala e al Ravenna Festival.
La Luzerner Sinfonieorchester, orchestra residente al KKL di Lucerna, è un punto di riferimento della vita musicale europea, capace di unire radici locali e vocazione internazionale. Dal 2021 ha come direttore principale Michael Sanderling, già alla guida della Dresdner Philharmonie, interprete di riferimento per Mahler, Strauss, Beethoven e Šostakovič.
Da martedì 9 e mercoledì 10 settembre, al Teatro Dal Verme alle ore 13, prosegue Milano MITO d’Europa: ogni giorno feriale un capitolo di “storia tascabile” del concerto per pianoforte, dal classicismo di Haydn e poi Beethoven fino alle inquietudini novecentesche di Prokof’ev e Rachmaninov. Martedì 9 settembre in programma Ludwig van Beethoven e il suo Concerto n. 4 in sol maggiore op. 58. A eseguirlo due giovani pianiste, Valerie Wellington e Volta Karmyzava, che siedono ciascuna ad un pianoforte, interpretando una la parte solistica, l’altra quella orchestrale. Mercoledì 10 settembre sarà la volta di Emma Guecio e Yevgeni Galanov impegnati nel Concerto n. 2 in fa minore op. 21. La rassegna Milano MITO d’Europa desidera mostrare come, nel tempo, il concerto per pianoforte e orchestra sia stato non solo veicolo di virtuosismo ma anche specchio delle trasformazioni culturali e sociali. I giovani pianisti coinvolti, allievi della scuola di Davide Cabassi, si stanno affermando come interpreti di rilievo e trovano qui un palcoscenico che unisce prestigio e sperimentazione.
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