Il ponte fra le città
Succede tutto nei primi giorni della ventesima edizione.
Lunedì 7 settembre, al Teatro Dal Verme di Milano, sale sul palco l'Orchestra Filarmonica di Torino diretta da Giampaolo Pretto. La sera dopo, martedì 8, all'Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto, è la Filarmonica della Scala con Riccardo Chailly a essere ospite di Torino. Qualcosa di insignificante, due concerti di grandi orchestre in due grandi città, se non si tiene conto del contesto: la XX edizione di MITO SettembreMusica. Nel giro di ventiquattr'ore le due compagini si incrociano lungo l'asse dell'autostrada che collega le città, portando ciascuna il proprio suono dove di norma risuona quello dell'altra.
C'è qualcosa di più che una simmetria elegante in questo scambio. Un'orchestra non è un insieme intercambiabile di strumentisti, ma racconta una storia e un modo di stare insieme che si sedimenta in anni di prove e stagioni concertistiche. La Filarmonica della Scala nasce nel 1982 da un'idea di Claudio Abbado, come emanazione autonoma dell'orchestra del Teatro alla Scala, e porta con sé l'imprinting del grande repertorio sinfonico maturato nella buca del più celebre teatro d'opera italiano. L'Orchestra Filarmonica di Torino si forma un decennio più tardi, negli anni Novanta, come realtà indipendente costruita attorno alla ricerca e alla duttilità di un organico agile. Creare un ponte metaforico e pratico tra le due città utilizzando queste due realtà significa mettere in dialogo non due punti sulla mappa, ma due temperamenti, due modi di stare nel mondo e nella cultura.
Anche i programmi comunicano questa differenza. A Milano, la Filarmonica di Torino sceglie un percorso che tiene insieme il classicismo viennese di Haydn, il Novecento aspro e civile di Šostakovič e la voce meno frequentata di Skalkottas, il modernista greco allievo di Schönberg: un arco che va dalle radici della forma sinfonica alle sue tensioni novecentesche. A Torino, la Filarmonica della scala Scala porta invece il grande tardo-romanticismo russo, il colore denso e la cantabilità febbrile di Rachmaninov e Čajkovskij. Da una parte l'inquietudine del secolo breve, dall'altra lo splendore dell'ultimo Ottocento: due modi opposti di intendere l'orchestra, che proprio nella loro distanza si rispondono e giocano con i diversi timbri e le diverse maniere di intendere la musica.
Il gemellaggio delle due orchestre diventa il ritratto in miniatura di tutto il festival. MITO Settembre Musica è nato nel 2007 dall'incontro di due realtà musicali che avrebbero potuto restare nei propri contesti di appartenenza, rimanendo impermeabili l’una all’altra e che invece hanno scelto di comporre un'unica grande proposta culturale senza rinunciare ciascuna alla propria riconoscibilità. Lo scambio delle orchestre è la forma più limpida di questo principio. Non annulla la distanza fra le due città, ma la percorre con intelligenza e curiosità.
È esattamente ciò che la parola Harmonia custodisce fin dalla sua origine più antica, quando indicava il giunto che tiene insieme le tavole di una zattera. Per una sera ciascuno, allora, l’iperattivo pubblico meneghino ascolterà Torino e quello dei virtuosi bogia nen ascolterà Milano. E scoprirà, forse, che il modo migliore per conoscere la propria città è sentirla raccontata dalla voce dell'altra.
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