Un ampio respiro: Myung-Whun Chung apre MITO 2025 a Torino

Torino
/ 1 Luglio 2025

Il primo concerto di un festival può essere paragonato al primo respiro di un neonato: da lì in avanti prendono forma le speranze e gli orientamenti per le date successive, così come accade per l’essere umano.

Il 3 settembre, all’Auditorium Giovanni Agnelli del Lingotto, si inaugura MITO SettembreMusica 2025. Sul podio, Myung-Whun Chung, in programma tre opere che attraversano l’idea di rivoluzione da tre angolazioni storiche diverse: Šostakovič, Rachmaninov e Čajkovskij

Tre rivoluzioni in ascolto

In apertura, il Valzer n.2, tratto dalla Suite per orchestra di varietà di Dmitrij Šostakovič, uno dei brani più celebri e riconoscibili del compositore, che unisce melodia malinconica e ironia sottile, tipiche della sua scrittura. Una composizione in cui il ritmo danzante e l'orchestrazione brillante creano un’atmosfera sospesa tra eleganza e parodia, evocando un mondo dal fascino nostalgico e teatrale.

Segue il Concerto n. 2 in do minore di Rachmaninov, affidato al pianista giapponese Mao Fujita. È una delle partiture più amate del repertorio romantico, e non a caso: il secondo concerto è il risveglio creativo del compositore dopo una lunga depressione. Rachmaninov ne esce con una partitura carica di tensione, lirismo, fiducia riconquistata. La scrittura si avvolge su sé stessa, alterna slanci e confessioni, chiede al pianista sia presenza che pudore.

Chiude la serata un monumento del sinfonismo russo: la Sesta sinfonia di Čajkovskij, la Patetica. L’ultima opera del compositore, quella che più di ogni altra raccoglie e moltiplica il suo mondo emotivo. Inizia con un mormorio, termina con una discesa: non esplode, ma svanisce, negando ogni retorica della vittoria.

Chung, in questo repertorio, ha dimostrato negli anni una capacità rara: quella di sottrarre senza impoverire. La sua Patetica rinuncia al melodramma per scegliere la trasparenza, l’architettura nascosta, l’inabissamento. È una sinfonia che si consuma da dentro. E Chung la dirige così: minimalista, essenziale.

Chung, la misura e la profondità

Difficile immaginare un interprete più adatto per aprire un festival dedicato al tema delle “Rivoluzioni”. Myung-Whun Chung, oggi tra i direttori più amati dal pubblico italiano, non cerca mai il “coup de théâtre”: il suo gesto è sobrio, essenziale, fatto di concentrazione e ascolto reciproco.

Come ha scritto Classic Voice, è un “asceta del podio”; un musicista che lascia protagonista la musica, facendola accendere nella sua pienezza.

MITO 2025 inizierà così: con un respiro che si libra leggero su Torino.

Myung-Whun Chung, foto di Giorgio Gori
Myung-Whun Chung, foto di Giorgio Gori
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