Sir Antonio Pappano inaugura MITO 2025 a Milano

Milano e Torino
/ 15 Luglio 2025

Il 4 settembre, al Teatro alla Scala, Sir Antonio Pappano dirige la London Symphony Orchestra in un programma che attraversa l’Atlantico: da Bernstein a Prokof’ev fino a Copland, una serata che descrive una tensione continua tra ordine e libertà.
 

Tra slancio e disincanto

L’ouverture da Candide di Leonard Bernstein introduce subito il concerto, tagliente: ironia, gioco delle parti, disillusione che cattura perfettamente lo spirito satirico e avventuroso dell'opera di Voltaire da cui è tratta.

Segue una pagina stupenda del Novecento russo: il Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Sergej Prokof’ev, fra le più complesse e tecnicamente impegnative del repertorio pianistico. È musica che non si concede, una scrittura che impone al direttore e al solista, il pianista Seong-Jin Cho, controllo millimetrico e insieme libertà di visione. 

Infine, la Sinfonia n. 3 di Aaron Copland chiude la serata su un altro orizzonte: una sinfonia che cerca una lingua comune. Scritta tra il 1944 e il 1946, nel pieno della transizione postbellica, è una delle più ambiziose costruzioni sinfoniche del repertorio americano. Monumentale, ma mai ingessata, custodisce in sé la celebre Fanfare for the Common Man dello stesso compositore, che emerge solo nell’ultimo movimento.
 

Pappano: potenza, controllo, precisione poetica

Non è la prima volta che Sir Antonio Pappano dirige la London Symphony Orchestra, ma l’intesa tra i due è oggi più profonda che mai. La critica ha parlato di equilibrio aristocratico, di controllo totale della dinamica, di una visione che fonde la precisione sinfonica con l’urgenza teatrale.

Nei concerti più recenti, Pappano ha dimostrato una capacità rara: costruire tensione senza mai perdere chiarezza. Con questo tipo di repertorio si potrebbe facilmente cedere alla retorica o abbandonarsi al virtuosismo. Con lui, invece, tutto torna a misura: l’orchestra suona compatta, la forma respira, i climax emergono da un disegno più ampio.

Come ha scritto The Guardian, Pappano sa “spingere l’orchestra ai limiti dell’udibilità per poi farla esplodere con coerenza assoluta”. È questo che rende la sua direzione inconfondibile: l’intenzione profonda che lo muove.

Un’inaugurazione con un programma che esige prospettiva, cura del dettaglio e senso del tempo. Tre partiture lontane per geografia e scrittura, ma accomunate da una tensione comune: dire qualcosa che non sia già stato detto. È in questa ricerca che la direzione di Pappano trova la sua urgenza.

 

 

 

 

Antonio Pappano, foto di Frances Marshall
Antonio Pappano, foto di Frances Marshall
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