L’Orchestra Sinfonica di Milano diretta dal compositore canadese Samy Moussa

Milano
/ 2 Settembre 2025

Dopo la serata inaugurale a Torino il 3 settembre e l’avvio anche a Milano il 4 settembre, MITO SettembreMusica procede con i consueti appuntamenti quotidiani nelle due città.

A Milano, venerdì 5 ottobre all’Auditorium (largo Mahler) concerto dell’Orchestra Sinfonica di Milano diretta dal canadese Samy Moussa con la partecipazione del soprano Ambur Braid  e un programma che intreccia tre momenti diversi del sinfonismo novecentesco e contemporaneo, e rientra nel perimetro tematico denominato “Mitja e gli altri”.

 

Il concerto si apre con An die Nacht di Richard Strauss, primo dei Brentano Lieder op. 68, un’intima e raffinata invocazione alla notte come luogo di pacificazione, mistero e fusione degli opposti affidata alla voce femminile. A seguire, due pagine firmate dallo stesso Moussa, uno dei compositori più richiesti dalle grandi orchestre internazionali grazie alla sua scrittura intensa e precisa, in cui si fondono lirismo e rigore formale, modernità e senso arcaico del suono. La Sinfonia n. 2 (2022), strutturata in un unico grande arco drammaturgico articolato in tre sezioni senza soluzione di continuità, si distingue per la scrittura densa e rigorosa, l’uso incisivo degli ottoni e una tensione che resta sospesa, come alludendo a un “dopo” musicale che si proietta oltre la partitura. Il successivo Ahania’s Lament (2012-2018) è una drammatica invocazione ispirata a William Blake: la voce solitaria di Ahania, figura mitica ed emarginata, si muove tra suoni rarefatti e visioni apocalittiche in un lamento che travalica il tempo e le epoche.

Chiude la monumentale Sinfonia n. 5 di Šostakovič, una delle sue più note, capolavoro con cui il compositore tenta la riabilitazione agli occhi del regime sovietico e che, tra marce tragiche, melodie struggenti e slanci orchestrali,  ottenne un’ovazione di mezz’ora al termine della prima esecuzione. Composta nel 1937 sotto la pesantissima pressione del regime sovietico, e definita dal compositore (o dal partito?) come “risposta pratica a una giusta critica”, la Sinfonia venne eseguita per la prima volta a Leningrado il 21 novembre dello stesso anno con la direzione di Evgenij Mravinskij. Era il periodo più cupo delle “purghe staliniane” e Šostakovič era appena stato duramente attaccato per l’opera Lady Macbeth del distretto di Mcensk. In questo clima, la Quinta si presenta all’apparenza come un ritorno all’ordine, con forme classiche e un linguaggio più accessibile, ma in realtà cela una sofisticata ambiguità espressiva. I quattro movimenti costruiscono un arco drammatico di rara potenza con una delle pagine più toccanti di tutto il repertorio sinfonico – il terzo movimento Largo – un requiem senza parole, intessuto di dolore e malinconia. Il finale, apparentemente trionfale, si rivela in realtà ambiguo: è qui che Šostakovič consegna il suo doppio linguaggio: uno per il potere, uno per chi sa ascoltare oltre la superficie.

 

Orchestra e Coro Sinfonici di Milano © Angelica Concari
Orchestra e Coro Sinfonici di Milano © Angelica Concari
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