Gregory Porter

Nato a Los Angeles e cresciuto a Bakersfield, affronta un’infanzia difficile, sostenuta però dalla passione per la musica e per la voce di Nat King Cole. Gregory Porter esordì nel 2010 con il disco Water, che gli valse la prima nomination ai Grammy come “Best Jazz Vocal”, fatto eccezionale per un disco d’esordio. I singoli 1960 What? e Illusion, scalano le classifiche in America e in Europa, mentre il New York Times sigilla così tale successo: “Gregory Porter has most of what you would want in a male jazz singer, and maybe a thing or two you didn’t know you wanted” (Gregory Porter ha più di quello che vuoi in un cantante jazz, e forse anche una cosa o due che non sai di volere). Water, infatti, conteneva già quel senso di maturità senza tempo caratteristico dei giganti del blues, del gospel e del soul che hanno influenzato la carriera di Porter. La consacrazione arriva nel 2012 con il secondo album Be Good con cui si aggiudica la seconda nomination ai Grammy, questa volta come “Best Traditional R&B Performance”. Con una voce che sa essere carezzevole o decisa, calda o incoraggiante, Gregory Porter è stato definito da Wynton Marsalis, con cui si esibisce spesso a New York, “un giovane cantante fantastico”. Progetto più maturo e variopinto, Be Good è una raccolta di dodici pezzi in gran parte inediti scritti dallo stesso Porter, cui si aggiungono alcuni standard come “Work Song”, “God Bless the Child” e “Imitation of Life”. Questo secondo album consente alla personalità di Gregory Porter di eccellere in svariati ambiti musicali, sorretto da un ottimo nucleo di musicisti. La splendida voce dalla naturale propensione melodica ha condotto Porter verso un luminoso futuro in ambito internazionale. Per Be Good fioccano i premi e i riconoscimenti: “Best of 2012” in America e in Inghilterra, “Jazz Album of the Year” su iTunes e primo posto nella classifica di Amazon; “Top 10 Albums of 2012” su Soul Train; “Best UK Performance” per gli Jazz FM Awards. In dieci mesi dall’uscita l’album si aggiudica il sesto posto su Billboard e il dodicesimo su Heatseekers. In Inghilterra raggiunge il secondo posto come album Indie e il primo posto nelle classifiche jazz di tutta Europa. Tra i nomi di coloro che Porter cita come propri punti di riferimento ci sono Nat King Cole, Joe Williams e Donny Hathaway. Lo stile vocale di Porter è stato di certo plasmato dall’esempio di tali cantanti, ma la sua personale visione del mondo carica tutti i brani di una tale intensità emotiva da rendere ogni esecuzione estremamente potente.