Geografie

La globalizzazione e la trasformazione digitale hanno cambiato il nostro modo di metterci in relazione con lo spazio. Le giovani generazioni hanno infatti un’idea della geografia piuttosto diversa rispetto a quella dei loro padri: i concetti di identità e di confine, ad esempio, da un lato sono drammaticamente evidenziati dal pensiero estremista e xenofobo, ma dall’altro sono ignorati, nella pratica, dal continuo viaggiare fisico e metaforico. E così, se è interessante esplorare la produzione artistica del presente, con compositori figli di questo nuovo nomadismo e interpreti abituati a confrontarsi con colleghi di tutto il pianeta, è anche importante, e bello, ripercorrere le vicende musicali del mondo antecedente, quando le matrici locali e nazionali avevano un’influenza determinante nel generare le proprie espressioni culturali. Declinando il tema portante Geografie, quello che fa MITO nel 2019 è dunque viaggiare nello spazio, avanti e indietro lungo la storia, per recuperare luoghi, tradizioni, appartenenze, lingue musicali che hanno segnato le diverse culture del pianeta.

Con gli stessi concerti in entrambe le città, con la presenza di orchestre e solisti internazionali alternati alle più prestigiose istituzioni musicali di Milano e di Torino, si esplora così la produzione delle diverse scuole nazionali, si inseguono i grandi compositori nelle loro peregrinazioni, si fa il punto su quanto accade oggi in un territorio specifico o si mettono in risalto continenti immaginari. E, come in passato, lo si fa con programmi inusuali, tutti costruiti ad hoc, aperti al pubblico degli ascoltatori abituali quanto a quello dei neofiti, anche grazie alle brevi introduzioni che aiutano a comprendere la genesi, il senso, l’intensità di ogni concerto. Si moltiplica così il piacere dell’ascolto e si contribuisce alla crescita di una collettività in cui la bellezza, l’emozione, la sensibilità artistica sono tasselli di una cittadinanza, e in fondo di un’esistenza, più ricca, piena, consapevole.

Con gli stessi concerti in entrambe le città, con la presenza di orchestre e solisti internazionali alternati alle più prestigiose istituzioni musicali di Milano e di Torino, si inseguono i grandi compositori nelle loro peregrinazioni e si mettono in risalto continenti immaginari. E lo si fa con programmi inusuali, tutti costruiti ad hoc.

Un’attenzione particolare e specifica viene riservata anche quest’anno alla musica corale: il festival dedica un’intera giornata ai cori, con una festosa invasione articolata in dieci concerti pomeridiani e un “open singing” finale al quale tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. Gli esiti umani, civili e di piacere condiviso che hanno segnato le esperienze fatte negli scorsi anni sono stati davvero notevoli. Con determinazione, e con un pizzico di orgoglio, MITO prosegue dunque in questa direzione, continuando a porsi come l’unico grande festival non specializzato a mettere sotto i riflettori, per un’intera giornata, il mondo corale.

Anche la programmazione destinata ai bambini e ai ragazzi vuole porsi come un’occasione per scoprire modi di fare musica e teatro musicale non consueti. Spettacoli provenienti da altri paesi – quest’anno Giappone e Olanda – si alternano a un lavoro commissionato ad hoc; e tutti sono stati scelti con lo scopo di far vivere l’esperienza musicale in modo appassionante, sorprendente, evitando qualunque forma di didascalismo o di didattica sotterranea. È il messaggio che il festival lancia verso il futuro, dove ci auguriamo di arrivare tutti con le orecchie, il cervello e il cuore pieni di musica.


Nicola Campogrande

Nicola Campogrande
Direttore artistico