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MITO SettembreMusica terza edizione
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MITO SettembreMusica 2010
Finalmente funziona il collegamento ad alta velocità tra le nostre città! Tuttavia le infrastrutture e i trasporti sono condizione necessaria ma non sufficiente per favorire l'incontro fra le comunità, specialmente fra quelle ricche di una profonda identità territoriale. È indispensabile dunque lo stabilirsi di un clima di empatia fra gli abitanti di tali città. Senza un simile clima le potenzialità che si affollano in una connessione tecnologica di così grande peso rischiano di restare ancorate al mero effetto strumentale. In casi come questo la cultura può svolgere un ruolo di apripista e di avanguardia, provocando curiosità e accrescendo la creatività. Niente di più prezioso della cultura, allora, per favorire questa produttiva interazione perché ora abitare a Torino o a Milano significa anche beneficiare di un valore aggiunto: fruire in modo rapido e comodo di due offerte socio-culturali anziché soltanto di quella fornita dal luogo in cui viviamo.
Nasce così la consapevolezza che l’una e l’altra città - Milano e Torino – non finiscono in se stesse, ma si compenetrano in un ampio tessuto urbano per una diversa idea del vivere collettivo, per un nuovo urbanesimo. La partita, perciò, ha un valore enorme per il futuro delle nostre due comunità ed è confortante che la cultura vi giochi un ruolo decisivo, di primo piano. MITO SettembreMusica è stata tre anni fa la prima mossa di questo gioco; il programma integrato per l'arte contemporanea, attivato dall'autunno scorso, è stata la seconda. Ci aspettano altri due importanti avvenimenti: Italia 150 l'anno prossimo ed Expo 2015. E a chi dovesse chiedere se questa sia l'unica scelta possibile risponderemmo di non essere di fronte a un'opzione qualsiasi fra le molte possibili integrazioni urbane, di fronte a un dovere che gli amministratori assumono davanti ai loro cittadini, per ottimizzare condizioni che non ci sono state proposte, per così dire “in un menù alla carta”, ma che ci sono state consegnate dalla geografia, dalla storia, dall'economia, dalla più moderna tecnologia. L'interazione tra le nostre due città è, d’altra parte, la premessa per altre forme di cooperazione che si vanno costruendo non da oggi con differenti realtà in Italia, in Europa e nel mondo. Con questo spirito Milano e Torino, con altre città delle due regioni, si preparano per rivivere un’emozione dell’anima e del pensiero e ritrovare nell’esperienza dell’ascolto autentico un’occasione di approfondimento interiore e, al tempo stesso, di condivisione sociale. Con MITO SettembreMusica si realizza, di conseguenza, un’idea di cultura che si apre alla convergenza dei saperi e delle arti, con una vocazione internazionale di confronto e dialogo fra i popoli, per il tramite della musica e delle arti figurative, per citare solo i campi dove già siamo protagonisti. Crediamo, pertanto, di aver dato il buon esempio in un momento storico in cui la messa in comune delle energie di cui si dispone è condizione primaria per lo sviluppo. Di questo siamo orgogliosi e pensiamo che con noi lo siano i nostri cittadini, che hanno dimostrato di apprezzare le occasioni in cui si esaltano la creatività e la partecipazione attiva o, con le parole di uno dei più carismatici autori della nostra modernità, August Strindberg, là dove: “l’immaginazione disegna motivi nuovi: un misto di ricordi, esperienze, invenzioni… improvvisazioni”. Grazie all’evocativo potere della musica.
Letizia Moratti
Sindaco della Città di Milano
Massimiliano Finazzer Flory
Assessore alla Cultura
della Città di Milano
Sergio Chiamparino
Sindaco della Città di Torino
Fiorenzo Alfieri
Assessore alla Cultura
e al 150° dell'Unità d'Italia
della Città di Torino
MITO: sempre più un Festival di festival
Al quarto settembre di MITO arriviamo più attrezzati nella gestione dei due poli della manifestazione realizzando appieno uno degli obiettivi primari dell’operazione di gemellaggio musicale tra Torino e Milano. Eravamo già a buon punto nella complementarità della programmazione che sfrutta la presenza di grandi orchestre, direttori e solisti; ora la differenziazione dei programmi giunge a compimento realizzando un continuum che spingerà molti appassionati a spostarsi dall’una all’altra città (grazie Alta Velocità, finalmente! Nel 2007 eravamo ancora ai lamenti, ora ci stiamo abituando al fast) e l’importanza dei cicli convincerà anche molti altri a venire da lontano per seguire, sia a Torino sia a Milano, le interpretazioni diversificate di Riccardo Chailly con la Gewandhausorchester nel ciclo Schumann o quella di Maurizio Pollini nei mitici programmi differenziati dedicati a Chopin e Schumann, in occasione del bicentenario delle nascite dei due compositori (prepararsi l’anno prossimo: sarà il turno del bicentenario di Liszt). L’esperienza indimenticabile dell’anno scorso con il Prokofiev di Temirkanov (programmi tutti diversi nelle due città) diventa sistematica: l’integrazione musicale innalzerà le sue armonie dalla sala del Lingotto e della Scala con i concerti di apertura e vorremmo - ce lo auguriamo senza ironie - che diffondesse i suoi benefici sulla vita politica e sulle istituzioni finanziarie allontanando i rischi di un logoramento relazionale. MITO riuscirà certo a superare in buona salute qualche screzio e qualche differenza di vedute su vari temi almeno quanto l’orchestra Simon Bolivar ha saputo fendere le onde della movimentata politica venezuelana. Nel 2009, l’analisi dell’impatto economico, commissionata al Centro ASK dell’Università Bocconi in continuità con un percorso di monitoraggio nell’area milanese già iniziato in occasione della prima edizione, ha rilevato che vi è stata una partecipazione media pro-capite pari a 3,8 spettacoli in crescita, il che dimostra una forte fidelizzazione. Il 24% degli artisti che si sono esibiti tra Milano e Torino, tra i 3.400 provenienti da 28 paesi diversi, sono milanesi. Il Festival, a Milano, nel suo complesso ha ottenuto 115.000 presenze corrispondenti a circa 30.000 singoli spettatori partecipanti. Di questi il 67% è composto da milanesi e il restante 33% da turisti e escursionisti esterni all’area metropolitana. La bussola che ci consente di tirare brillantemente diritto, nonostante le fatiche provocate dai ridotti finanziamenti, è quella del pubblico. È lui, il pubblico, la nostra assoluta priorità. Per lui, per voi, abbiamo armonizzato sempre più i programmi. Per lui, per voi vogliamo un repertorio che sia insieme originale e accogliente, amichevole, capace di attrarre sempre l’attenzione di ascoltatori esigenti ma sempre più numerosi. Abbiamo imparato con il contatto diretto che non è più tempo di limitare la grande musica dentro i confini di un ascolto specializzato, socialmente limitato ai riti e ai consumi prevalenti di una vecchia borghesia. Con MITO abbiamo dall’inizio sconfinato. E continuiamo. Le maratone non sono più una novità, ma quelle che quest’anno abbiamo affidato a una moltitudine di pianisti, in gran parte giovani, dentro il festival Chopin e Schumann, uno dei tanti all’interno di MITO, avranno una caratteristica: suoneranno il repertorio che vogliono, scegliendo liberamente. La possibilità anche di ripetere i pezzi più celebri innescherà un gioco di seduzione tra esecutori e pubblico che, siamo sicuri, nessuno vorrà perdersi. Sì, anche quest’anno presentiamo un Festival di festival: fra i tanti ci sarà quello della musica turca con i danzatori dervisci e con la banda dei Giannizzeri che sfilerà per la città, quello dedicato alla musica contemporanea con la prima assoluta di Fabio Vacchi con Amos Oz e il nuovo lavoro di Battistelli con Toni Servillo in collaborazione col Piccolo Teatro; ci saranno il rock e il jazz con l’incontro tra Stefano Bollani e Chick Corea e un concerto, in collaborazione con la Stanford University e il Politecnico di Milano, che con l’utilizzo delle nuove tecnologie coinvolgerà il pubblico come parte attiva della creazione musicale, e ancora gli spettacoli per i più piccini. Ci sarà poi un festival Josquin Des Près, il compositore fiammingo, contemporaneo di Leonardo (è probabilmente lui il soggetto del “Ritratto di musico” dell’Ambrosiana). Lo tratteremo come un contemporaneo, andandolo a riscoprire come un autore nuovo, come si farebbe per Lachenmann o Rihm, presentando i suoi mottetti e chanson e ricostruendo con le consuete dovute spiegazioni di storici e specialisti le atmosfere del Rinascimento milanese, quegli anni, quei “tempi buoni” in cui Josquin si esibiva come cantore in Duomo e Leonardo teneva bottega di fronte a Santa Maria delle Grazie. E per la grande chiusura a Torino ascolteremo Cecilia Bartoli. Dal centro di Milano e Torino il Festival si allargherà sul territorio, ancora più che negli anni passati, alle periferie, da viale Padova, a Chiaravalle, a Fiera Milano City, in diverse città delle due Regioni, con iniziative in grandissima parte gratuite, in particolare i 150 spettacoli fuori cartellone nelle metropolitane e nelle piazze, il MITOFringe, un ulteriore Festival con un suo programma separato che si aggiunge all’offerta già molto ampia del cartellone ufficiale che qui presentiamo. Un segnale, la diffusione gratuita su un territorio più ampio, che vogliamo ripetere, forte e chiaro, per raggiungere un pubblico sempre più vasto, in tempi difficili. Avere il pubblico come assoluta priorità significa anche questo. Ed è questa una linea guida che terremo bene in vista da qui fino all’Expo 2015. Fin dal principio MITO ne esibisce il countdown. Siamo a meno cinque e stiamo già programmando la colonna sonora di Expo, un’edizione speciale di MITO che per tutta la durata dei sei mesi del 2015 ne accompagnerà lo svolgimento. Cominciamo subito quest’anno a collaudare il rapporto all’insegna del tema verde, realizzando la manifestazione “Un brunch in cascina”. Il grande pubblico di MITO è attratto anche da quell’attività di comunicazione fresca e molto diversificata, che si realizza all’interno della nostra organizzazione - così come tutto quanto prodotto dal Festival è realizzato “in casa”- grazie a un team di giovanissimi, molti gli stagisti universitari, appassionati e bravi quanto efficienti. Attraverso partnership con radio locali e nazionali, con la creazione sul sito di un “Network Radio MITO” dove si possono trovare i podcast di interviste e degli speciali: con una maggiore presenza sui social network, prestando sempre più attenzione alle tecnologie 2.0 migliorando la navigabilità nel sito. Con la ristrutturazione del blog e nuove iniziative sul web incrementando le dirette in streaming degli eventi e creando così una web community sempre più presente. I contenuti multimediali del Festival attraverso Qr code diffusi sia su base cartacea che web sono disponibili sul computer e sul cellulare. Abbiamo già ricordato le difficoltà a mantenere elevato ed ampio il contenuto del Festival malgrado la stretta nei finanziamenti. Assieme a noi anche il grande pubblico sarà particolarmente grato ai Comuni di Milano e Torino, alle due Regioni, al Partner istituzionale CCIAA Camera di Commercio di Milano, ai Partner e agli Sponsor che con il loro sostegno costante e attento hanno consentito la realizzazione di questa quarta edizione del Festival MITO. P.S. Fausto Melotti, al compiere dei 60 anni scrisse una bella pagina in cui osservava che se avesse potuto fare qualche salto indietro nel tempo pari alla sua età avrebbe potuto ascoltare Mozart al cembalo o, con qualche balzo in più, addirittura il suono dei corni di Roncisvalle. Il nostro amico Gillo Dorfles ha appena compiuto 100 anni: due salti indietro e avrebbe sentito vagire Chopin e Schumann, ascoltando Beethoven al fortepiano improvvisare una cadenza. Gillo è uno dei più assidui frequentatori di MITO, fin dalla prima edizione. Gli auguri da tutti noi sono scontati; ma è l’occasione per sottolineare - come si diceva una volta - quanto esemplare sia, specie per i giovani, questa Sua costante e indomita curiosità e attenzione per ogni fenomeno alto di attualità.
Francesco Micheli
Presidente
Musica e cultura: MITO SettembreMusica 2010
Anche quest’anno MITO SettembreMusica si presenta con un programma all’altezza delle proprie tradizioni. I grandi concerti e i grandissimi interpreti non mancano. Come sempre tutti i generi musicali vengono scandagliati e presentati al pubblico. Il “FocusTurchia” rappresenta un’occasione formidabile per gettare uno sguardo sulla storia e sulla cultura, non solo musicale, di quel paese che costituisce una delicatissima cerniera tra l’occidente e l’oriente, tra la cultura europea ed il mondo musulmano. Ancora una volta la musica può aiutare lo spettatore attento a seguire gli sviluppi di un mondo, che sarà sempre più vicino a noi. Due saranno i concerti di musica classica al Palasport Olimpico, con ancora in primo piano la Nona di Beethoven. La musica classica non è un fenomeno di élite, e non deve essere percepita come tale. Questi concerti avvicinano alla musica classica anche un vasto pubblico, affascinato e spontaneo, che sovente non frequenta i teatri. Il successo nelle precedenti edizioni dimostra quanto sia errata la raffigurazione del Festival come evento per pochi affezionati. La crisi economica non ci arresta. La Città di Torino mantiene il decisivo sostegno al Festival, e non potrebbe essere altrimenti: è impensabile consentire il declino di una manifestazione ormai radicata, da decenni, nel profondo dell’anima del pubblico piemontese. Il principale sponsor privato, la banca Intesa Sanpaolo, nei tre anni di vita di MITO SettembreMusica ha contribuito in maniera generosa alla riuscita del Festival, fornendo un ottimo esempio di armonia tra impresa e cultura. Ecco, la cultura. La buona musica non ha colore politico. Questa è la chiave per comprendere il successo di MITO SettembreMusica, che costituisce la prima grande piattaforma di eventi culturali condivisa tra Torino e Milano. Le due città, con i rispettivi assessorati, lavorano in perfetta intesa per sostenere il Festival; le innegabili differenze nel tessuto sociale non ostacolano il progetto comune, anzi lo arricchiscono. Le iniziative congiunte in altri campi della cultura possono avere eguale successo. Un vivo ringraziamento, infine, a tutti coloro che rendono possibile il Festival, e a tutto il pubblico che vorrà seguirlo.
Angelo Chianale
Presidente Fondazione Attività Musicali Torino
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