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Filippo Del Corno: io ed Hitler

settembre 7th, 2009 | Teatro | Angelo | 5 Comments

hitlerLa notizia è freschissima: Adolf Hitler, dittatore nazista, responsabile di uno dei più grandi genocidi avvenuti nel nostro continente, è diventato recentemente protagonista di uno spot contro l’AIDS, in cui la sua figura è stata associata al diffondersi stesso del contagio. Da personaggio storico tridimensionale Hitler sembra trasformarsi oggi in un’icona virtuale. A dispetto di questa raffigurazione simbolica, mercoledì 9 settembre presso il Teatro Franco Parenti, Filippo Del Corno presenta a MITO Milano uno spettacolo incentrato sulla figura storica di Hitler. Il lavoro è una piece di teatro musicale, scritta da Giuseppe Genna e rappresentata musicalmente dall’Ensemble Sentieri Selvaggi. Insieme a Del Corno vi anticipiamo i contenuti dello spettacolo, che debutterà in scena proprio a MITO.

Filippo, cosa si dovranno aspettare gli spettatori di “Io Hitler”?
filippo_del_corno_c_f_savastano_per_sitoUn’ora di teatro musicale duro e cupo. La drammaturgia si articola in 21 piccole scene precedute da un altrettanto breve introduzione: sono come le metope di un frontone greco, che alla fine costruiscono una traiettoria narrativa completa; nel percorso si incontrano vicende note a tutti (come la bocciatura all’Accademia di Arte di Vienna) ad altri episodi meno conosciuti. C’è una grande compattezza tra testo, musica, recitazione, regia, scenografia, esecuzione musicale: insomma tutti gli aspetti di questo lavoro sono nati e cresciuti insieme, con una serie fondamentale di apporti creativi che sono arrivati da tutti coloro che vi hanno partecipato. L’impostazione  iperrealista dell’aspetto visivo dello spettacolo dovrebbe acuire una sensazione di disagio: ci si trova davvero di fronte a un uomo che dice “io Hitler”. In definitiva credo che sia un lavoro a cui è impossibile applicare le tradizionali categorie del bello o del brutto. E se devo essere sincero, non so neanche se la giusta reazione alla fine debba essere l’applauso.

Perché ha scelto di realizzare questo lavoro di teatro musicale su una figura controversa come quella di Hitler?
Ho voluto accogliere il terribile invito con cui Giuseppe Genna apre il suo libro Hitler: “Confrontatevi con lui. Considerate se questo è un uomo.” Rovesciando il titolo di Primo Levi, Genna ci impone di guardare in faccia Hitler, questa maschera che emette morte e conquista il consenso. Non è più tempo di esorcizzare Hitler affidandosi alla parodia, perché una risata purtroppo non lo seppellisce affatto. E al tempo stesso non credo sia più possibile considerare Hitler come una sorta di apparizione aliena, destinata a non più ripetersi. Hitler ha fatto parte del genere umano, e ha consapevolmente generato, con il concorso di colpa di alcuni milioni di nostri conspecifici, la più efferata tragedia della storia. Tutto questo è avvenuto (e potrebbe ancora avvenire) sulla Terra, non più di ottanta anni fa. Per questo ho sentito l’esigenza di fissare negli occhi Adolf Hitler, e sentirgli dire “Io”.

Lavorando su questo personaggio, anche da un punto di vista
storico, che idea si è fatto dell’Hitler in quanto uomo?

prove_io_hitlerDevo precisare che, mentre il libro di Genna racconta l’intera vita di Hitler, nell’azione di teatro musicale Io Hitler ho chiesto a Genna di scrivere un nuovo testo che si concentra sugli anni di formazione del dittatore, ossia dai suoi sedici anni (1905) fino alle soglie della definitiva presa del potere, quando Hitler ha quarantaquattro anni.
Scandagliando con rigore quegli anni già si scorgono alcuni elementi che andranno a costituire la personalità di Hitler cancelliere del Terzo Reich: è un ragazzo (e poi un uomo) che costruisce una fitta rete di menzogne per mascherare la sua sostanziale nullità. E’ il vuoto assoluto, una sorta di non persona (come ebbe a definirlo genialmente Joachim Fest), che riesce a riempirsi solo di un’ideologia basata sul razzismo e sul totale disprezzo dell’altro. La lunga catena di fallimenti personali che Hitler colleziona nella sua giovinezza non ne fiacca la volontà, anzi è il motore che muove la sua inesauribile necessità di rivalsa fino all’affermazione definitiva. Il giovane Hitler alterna momenti di disperata abulia ad altri di alterata eccitazione, e questa catena di picchi e sprofondamenti saranno tipici anche della sua azione di governo, fino alla disfatta totale.

Su un personaggio come questo, ricordato come autore di uno dei più grandi genocidi della storia dell’uomo, è possibile trovare degli aspetti di umanità, per non dire di positività nel suo agire, nel suo vivere, nel suo essere umano?
Hitler era biologicamente un uomo, non dobbiamo dimenticarlo. E’ stato concepito dall’atto sessuale di suo padre e sua madre, è stato partorito, allattato, e poi ha imparato ad alimentarsi, a giocare, a leggere, e così via. IQuindi ogni aspetto della vita di Hitler è assolutamente umano, ed è proprio questo che dovrebbe atterrirci. La cultura dominante del Novecento ha cercato di esorcizzare Hitler relegandolo nella sfera di ciò che è alieno dall’umano. Ma questo è un tragico errore, dal mio punto di vista, una forma di rimozione anche delle corresponsabilità che milioni e milioni di umani hanno avuto e continuano ad avere nello spezzare la vita dell’altro per affermare la propria. Detto questo Hitler non ha avuto niente di positivo: l’ordine e l’apparente prosperità della Germania pre-bellica da lui governata erano una distorsione ipnotica, un autorappresentazione di un mondo apparentemente (o forse tragicamente) s-pensierato. E non riesco a provare nessuna compassione, come altri, pur senza alcuna simpatia per il nazismo, invece hanno fatto nei confronti delle sconfitte e delle durezze che comunque hanno costellato la vita di Hitler. In lui io vedo soltanto l’assoluta consapevolezza di una vita votata alla distruzione eall’acquisizione del consenso.

Secondo l’interpretazione data nel suo lavoro, che cosa può
aver portato un uomo a desiderare risolutamente e razionalmente la morte di milioni di propri simili?

Genna ha ben rappresentato nel suo libro, e successivamente nel testo scritto per me, la caratteristica fondamentale della personalità di Hitler: la mancanza di empatia. Senza lasciarsi andare a spiegazioni psicoanalitiche è evidente che ogni atto di Hitler, pubblico o privato, tradisce la totale incapacità di far vibrare dentro di sé i pensieri e le emozioni dell’altro da sé. Ed è anche per questo motivo che nel nostro lavoro Hitler è sempre completamente solo, e anche quando apparentemente sembra rivolgersi ad altre persone parla solo con sé o con la propria immagine.
Questo è l’aspetto di Hitler tragicamente attuale, al di là di ogni  approfondimento storiografico sulle ragioni dell’affermazione del totalitarismo nel primo Novecento: l’Italia di questi ultimi mesi, con le aggressioni agli omosessuali, i barconi ricacciati in mare, le disposizioni che limitano ospedali e scuole ai migranti è un esempio di come Hitler sia sempre in agguato là dove l’altro diventa sinonimo di nemico.

Come si sviluppa la relazione tra la sua musica e il testo di Genna?
sentieri_selvagggi_c_michela_veicsteinas_per_sito_0Ho voluto rendere evidente con un segno estremo proprio la mancanza di empatia: tutta la musica è infatti “costretta” nel registro grave degli strumenti, e non supera mai il do centrale. Mancano tutti i suoni acuti, mancano cioè le vibrazioni. La musica appare quindi dis-percepita, ed è come se Hitler soffrisse di una mancanza fisiologica di percepire le frequenze acute. I suoni che escono dall’ensemble strumentale (clarinetto basso, trombone, 2 pianoforti, marimba, 2 violoncelli) sono la vibrazione malata del nervo acustico di Hitler, metafora sonora della sua mancanza di empatia. Ma è anche centrale nella costruzione della relazione tra musica e testo un altro elemento che ho tratto da Genna, ossia il fatto che Hitler porta all’estremo limite la pratica della retorica (pratica nobile quanto rischiosa) come strumento di coercizione emotiva. La vita di Hitler conosce infatti una svolta, come egli stesso scrive nel Mein Kampf, quando si accorge di saper parlare. La scena centrale di Io Hitler, la vera architrave dell’intero lavoro, è proprio la scena in cui Hitler per la prima volta parla in pubblico, in una birreria durante la riunione di un oscuro partito dell’estrema destra bavarese. Studiandone i discorsi ho pensato che la retorica di Hitler sia costruita non tanto sul senso delle parole che dice, ma sul loro suono, cioè altezze, ritmi, pause. Così ho fatto uno studio tanto disgustoso quanto necessario: ho trascritto utilizzando le tecniche della “speech melody” i discorsi di Hitler, costruendomi così una griglia di altezze e ritmi (e relative pause) che costituiscono la trama sonora dell’ensemble nelle scene dello spettacolo in cui Hitler parla in pubblico. E’ una forma di espressione retorica violenta e basale, che dà vita a un suono che percuote orecchie e cervello andando a smuovere qualcosa di perturbante.


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Angelo

User Responses

5 Responses and Counting...

  • Gianluca Turolla

    09.07.2009

    Stupendamente agghiacciante. Un viaggio di sola andata nell’orrore: come “il pianista” di Polanski il male emerge per se stesso, senza un giudizio preconfezonato e perciò in modo ancora più brutale.

    Esecuzione perfetta dei Sentieri Selvaggi e interpretazione magistrale – quasi un’incarnazione – di Fulvio Pepe.

    Hitler era davanti a noi e dentro di noi…

    Gianluca

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  • Desidero ringraziare sinceramente la produzione MiTo e tutti coloro che hanno assistito alla “prima” ierisera. E Gianluca per il suo giudizio, ovviamente…

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  • Grazie a te, Giuseppe, per il grande lavoro di scrittura per questo spettacolo.

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  • … e ancora grazie per l’intensa emozione!

    Gianluca

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  • Bellissimo lo spettacolo con il suo testo, le sue musiche e le sue immagini.
    Bravissimi tutti.
    Mi avete emozionato.
    Grazie davvero.
    Beppe

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